L’ automobile prova a rimettersi in moto

L’ automobile prova a rimettersi in moto

Nonostante la crisi economica, dopo il prolungato lockdown il mondo dell’automobile prova a rimettersi in moto (e scusate il gioco di parole!).

automobile prova a rimettersi in moto

Dove sono finiti i miei clienti?

Sebbene quasi tutti gli operatori del settore abbiano riaperto al pubblico le proprie strutture, si registra ancora una scarsa affluenza nei saloni e nelle autofficine.

Cosa sta succedendo, possibile che i clienti siano ancora impauriti per il contagio?

Oppure si tratta di una trasformazione profonda, nel settore, già annunciata da tempo?

In realtà è la combinazione di questi due fattori che sta influenzando negativamente la ripresa economica tanto attesa.

dove sono i miei clienti

La paura del contagio.

La maggior parte degli automobilisti intervistati conferma che considera la visita nei saloni o nelle autofficine alquanto rischiosa nonostante tutte le precauzioni prese dagli operatori per garantire la massima sicurezza ed evitare i contagi.

Alcune case automobilistiche hanno avviato intense campagne di comunicazione per rassicurare i clienti:

  • “le auto esposte nei saloni vengono disinfettate dopo ogni visita o prova su strada”,
  • “le vetture in riparazione vengono trattate con la massima cautela  e vengono igienizzate prima della riconsegna ai clienti” (sembra proprio che l’impiego di coprivolanti e coprisedili sia finalmente diventato uno standard).

Inoltre, l’offerta di servizi e prodotti per l’igienizzazione delle vetture è cresciuta a dismisura, grazie anche all’intervento di aziende specializzate che hanno fiutato l’affare e intensificato notevolmente le proprie attività di marketing.

Tuttavia, la paura del contagio e i dubbi permangono e la maggior parte dei clienti sta ancora rimandando a tempi migliori l’acquisto di una vettura.

Lo stesso accade anche per gli interventi di manutenzione o riparazione che i clienti preferiscono rimandare se non strettamente necessari.

È solo questione di paura?

Il crollo del potere di acquisto.

La verità è che il recente lockdown ha determinato una profonda crisi economica che avrà, anche sull’ intera filiera automotive, ripercussioni che dureranno nel tempo.

Secondo una recente analisi dei Consulenti del Lavoro, infatti, oltre 3,7 milioni di italiani hanno perso il lavoro e non intravedono possibilità di reimpiego, nel breve periodo.

Anche per le imprese le prospettive per il futuro sono catastrofiche.

Secondo le analisi di Confindustria, il 97,2%  di aziende ha subito l’impatto negativo del coronavirus e il 43,7% ha registrato difficoltà molto gravi, sia dal punto di vista economico che organizzativo.

Insomma, sia i consumatori (81,3% degli intervistati) che gli imprenditori (78,2%), si sentono disarmati e non possono che attendere il ritorno alla normalità.


crisi economica: dove sono i miei clienti

Un futuro già scritto da tempo!

Il futuro, tuttavia, era già scritto ancor prima dell’inizio della pandemia.

Da quasi 2 anni, in tempo non sospetti, avevamo previsto profondi cambiamenti nel settore.

E il covid-19 ha solo determinato un aggravarsi della crisi economica e accelerato una trasformazione ormai inevitabile.

A conferma della nostra tesi, basti notare il recente annuncio di Volkswagen che ha avviato il processo di vendita di automobili on line.

La casa produttrice ha dato il via al progetto limitandolo, per il momento,  alla Germania e alle vetture elettriche, riducendo i concessionari al semplice ruolo di “agenti di vendita”.

E altre Case stanno seguendo la stessa strada.

Sarà un bene per gli automobilisti?

Riteniamo lo sia solo in parte, dal momento che il rischio di irrigidimento delle trattative di vendita costringerà i clienti a sottostare a schemi precostituiti e difficilmente adattabili alle loro reali esigenze.

Ci vorrà, tuttavia, ancora del tempo prima che questo nuovo modello operativo soppianti tout-court le trattative di vendita alle quali siamo abituati.

La disponibilità economica dei consumatori è ridotta al minimo.

Nel frattempo, occorre fare i conti con le ridotte capacità economiche dei consumatori che dovranno rivedere il concetto di possesso e di acquisto della vettura, ricorrendo sempre più al noleggio, in tutte le possibili formule.

Fino ad allora, chi possiede una autovettura sarà costretto a mantenerne il possesso più a lungo di quanto previsto in precedenza, aumentando il ricorso ai servizi di manutenzione e riparazione per mantenere la piena efficienza del veicolo.

Ma il progresso non si può arrestare.

Le ragioni economiche e ambientali inducono non solo i produttori ma anche i Governi a favorire la sostituzione dell’attuale parco circolante.

Basti pensare che, tra carburanti e officina, l’automotive paga 76 miliardi al fisco, pari al 4,3% del Pil nazionale, contro una media europea del 3,1%, ovvero una cifra quasi pari a quella stanziata dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19.


Si prevede quindi il ricorso ad una nuova rottamazione?

Le principali associazioni di categoria sembrano richiedere a gran voce l’intervento del Governo per favorire la ripresa del settore e superare la crisi economica.

Ma una pioggia di sconti non basterà a risolvere le difficoltà di chi ha perso il lavoro e ha dovuto dar fondo a tutte le risorse.

Stando ai dati rilevati dall’associazione dei costruttori esteri in Italia, i concessionari hanno uno stock di almeno 350.000 auto!

Si tratta di una quantità impressionante di vetture, per un valore di circa sette miliardi, che devono essere smaltite in tempi brevi, prima che il loro valore di mercato crolli.

Per questo stanno fiorendo offerte di finanziamento straordinariamente accattivanti, promozioni per l’acquisto di vetture a km0 e programmi di supervalutazione dell’usato.


In pratica, per rimettersi in moto, il mondo dell’automobile ricorre alle formule più classiche.

Il punto è che, oltre all’emergenza sanitaria, occorre affrontare con determinazione e risolvere questa crisi economica.

Chi ha perso il lavoro è costretto comunque a rinunciare anche alle offerte più allettanti e, se si vuole ipotizzare una ripresa concreta per il settore, occorrerà investire le risorse disponibili per costruire opportunità di lavoro piuttosto che per incentivare i consumi.

La storia lo insegna: Henry Ford, già nel 1914, decise di passare la paga oraria dei lavoratori da 2,5 a 5 dollari, dichiarando: «Ci siamo risolti a pagare salari più alti per creare fondamenta solide su cui basare l’azienda. Stiamo investendo sul futuro, un’azienda che paga salari bassi appare sempre insicura».

Creare fondamenta solide, investire sul futuro, risolvere l’insicurezza… non sono forse queste le richieste della maggior parte della popolazione e degli imprenditori?


I professionisti automotive hanno bisogno di sostegno e la nostra Associazione è sempre al loro fianco per individuare soluzioni innovative ed efficaci ad una crisi economica senza precedenti.

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